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MMA

FONTE WIKIPEDIA

 

Con il termine arti marziali miste (abbreviato spesso in MMA, acronimo del termine inglese Mixed martial arts, e a volte impropriamente chiamate free fight, no holds barred o vale tudo) si indica uno sport da combattimento a contatto pieno il cui regolamento consente l’utilizzo sia di tecniche di percussione (cioè calci, pugni, gomitate e ginocchiate), sia di tecniche di lotta (come proiezioni, leve e strangolamenti). Una competizione di MMA inizia con il combattimento in piedi che può proseguire a terra e gli atleti possono vincere ai punti, per KO o per sottomissione (cioè costringendo l’avversario alla resa tramite leva o strangolamento). Il termine deriva dal fatto che il formato è concepito all’origine come punto di confronto fra differenti discipline; ma nel corso degli anni, adattando le tecniche di ognuna al nuovo scenario, combinando stili diversi fra loro e studiando strategie funzionali al contesto di questo sport, secondo alcuni giudizi le arti marziali miste avrebbero imboccato un loro sentiero per cui si starebbero evolvendo verso uno stile a sé stante[1]. In genere chi compete nelle gare professionistiche di MMA si è comunque specializzato in qualche sport da combattimento particolare, che pratica di base regolarmente o che ha appreso per focalizzare quel tipo di scontro all’interno di un match di arti marziali miste.
Attualmente esistono nel mondo diverse organizzazioni di MMA professionistiche la più famosa delle quali è l’americana Ultimate Fighting Championship (UFC). L’unica Federazione Internazionale riconosciuta dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale) che gestisce le MMA e il grappling è la FILA che in Italia per le MMA e il grappling è rappresentata dalla Federazione Italiana Grappling MMA (FIGMMA)[2].
In Italia il CONI ha riconosciuto e autorizzato in via esclusiva la FIJLKAM-FIGMMA a disciplinare e gestire lo sport delle MMA[3].
Il termine non va confuso con le arti marziali ibride, nonostante il concetto di fondo sia simile e sia frequente nel circuito delle MMA che gli atleti combinino la pratica e la conoscenza di vari particolari sport da combattimento per ottenere una combinazione flessibile di stili (“cross-training”).

 

Radici delle arti marziali miste

Un pancratium romano, evento rappresentato al colosseo. Fino all’alto medioevo, a Roma e altre città erano diffuse statue che rappresentavano i grandi pancrazisti antichi.

Le radici delle Arti marziali miste sono, nello spirito, le ultime eredi della tradizione dell’antico pancrazio greco. I Greci antichi introdussero questa disciplina nei Giochi olimpici nel 648 a.C., in essa non solo si combinavano il pugilato e la lottama inizialmente il regolamento era molto aperto consentendo agli atleti di prevalere utilizzando ogni tecnica possibile per sconfiggere l’avversario, anche le più efferate, tanto che lo scontro era al limite fra disciplina sportiva e azione bellica. Il pancrazio si diffuse anche nella società romana[4] e gli atleti greci spesso combattevano nelle arene in questa specialità. Successivamente, nel 393, l’imperatore Teodosio I con un editto proibì le festività pagane, come i giochi olimpici, e le discipline da combattimento antiche come i giochi circensi e lo stesso pancrazio vennero bandite. Di esso quindi si perse la memoria nel successivo medioevo, anche se è oggetto di dibattito fra gli studiosi se possa essere sopravvissuto in qualche nicchia limitata all’interno della società bizantina. I guerrieri e i sovrani tuttavia, continuarono in proprio a praticare varie forme di lotta come esercizio (e per fini bellici studiavano l’applicazione di tecniche di tipologia differente assieme all’uso delle armi).

Fino al XIX secolo non vi è notizia di competizioni sportive da combattimento che consentono l’impiego in simultanea di tecniche pugilistiche e di lotta, ma nelle colonie del Nord America i praticanti inglesi del Lancashire catch as catch can a volte si cimentavano in scontri quasi senza regole detti rough and tumble.[5] In Europa invece si erano intanto sviluppati sport specifici di un settore come la boxe moderna, la savate e varie specialità di lotta tradizionale fra le quali le più popolari divennero in quel secolo il catch wrestling, la lotta libera e la lotta greco-romana. Nei paesi anglo-sassoni tuttavia si iniziò ad organizzare incontri, soprattutto in fiere e circhi, che mettevano l’uno contro praticanti di boxe inglese contro boxe francese (savate), oppure lottatori di varie specialità differenti; soprattutto negli anni ’80 del secolo, anche boxeurs e wrestlers fra di loro. Questi incontri erano conosciuti con il termine di no-holds-barred ed erano più che altro spettacoli d’intrattenimento.

Negli Stati Uniti il primo maggiore incontro fra un pugile ed un lottatore in epoca contemporanea avvenne nel 1887 quando John L. Sullivan, l’allora campione mondiale dei pesi massimi di pugilato, salì sul ring con il suo allenatore, il campione di greco-romana William Muldoon, e fu sbattuto al suolo in due minuti.[6] Il successivo incontro pubblicizzato avvenne nel decennio successivo quando il futuro campione dei pesi massimi Bob Fitzsimmons sconfisse il campione europeo di greco-romana Ernest Roeber.

L’ingegnere britannico Edward William Barton-Wright offrì il suo contributo allo sviluppo di sistemi di combattimento misti. Egli non solo fu fra i primi ad introdurre in occidente lo studio e la pratica di discipline orientali, ma dopo aver speso molti anni in oriente ed in particolare in Giappone, sviluppò l’idea che i migliori elementi delle varie arti marziali potessero essere combinati in un’unica disciplina efficace per l’auto-difesa in una società disarmata. Egli fondò un’arte marziale in cui confluivano boxe, savate, kodokan judo, jujitsu,schwingen e canne de combat, studiando attivamente sia il combattimento a distanza che ravvicinato, a mani nude o con bastoni, in piedi e a terra; la chiamò bartitsu, fondendo il suo cognome con il termine “ju-jitsu”. Il bartitsu fu la prima arte marziale conosciuta a combinare stili di combattimento europei ed asiatici[7], inoltre Barton organizzò spesso durante l’Inghilterra incontri in stile MMA[7] in cui si confrontavano rappresentanti di lotta europea e campioni giapponesi. Barton, quindi, fu fra i pionieri degli incontri interstile e dell’idea di combinare lo studio e la pratica di discipline differenti. Ciò nonostante dopo la morte di Barton la scuola del bartitsu entrò in declino, venendo riscoperta solo nel secolo successivo.

Contemporaneamente anche in Giappone si diffusero contest di combattimento interstile, conosciuti come Merikan dallo slang giapponese per dire “[combattimento] americano”. Gli incontri di merikan erano svolti sotto una varia gamma di regole che includevano decisioni a punti, migliore di tre proiezioni, vittoria per KO o sottomissione.[8]

Dopo la Prima guerra mondiale, gli scontri di lotta in occidente seguivano due filoni principali. Da una parte vi erano le competizioni cosiddette “shoot”, con combattimenti reali per sconfiggere l’avversario; dall’altra parte le competizioni “show” in cui gli scontri hanno iniziato a seguire coreografie, trasformandosi in veri e propri spettacoli, con professionisti che erano al tempo stesso atleti e attori. Da questi ultimi si sarebbe poi originato l’odierno pro wrestling.[9] Nel 1936, il peso massimo Kingfish Levinsky e il wrestler professionista Ray Steele si incontrarono per una sfida che Steele vinse in 35 secondi.[9]

Fra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, il concetto di combinare elementi di molteplici arti marziali fu popolarizzato in occidente da Bruce Lee tramite il sistema filosofico del suo jeet kune do. Lee riteneva che si dovessero usare solo le tecniche che funzionavano, prendendole da qualsiasi fonte provenissero,[10], e che un combattente dovesse essere flessibile e adattabile come l’acqua.[11]. Egli riattualizzò quindi ciò che Barton aveva già anticipato in Inghilterra e lo portò sotto i riflettori in Nord America e poi, di riflesso, nel resto del mondo. Queste idee furono di notevole ispirazione per gli obiettivi degli atleti attuali e per il consolidamento dell’odierno sistema di MMA, nonostante l’ambito di queste ultime sia diverso (competizione agonistica) da quello a cui entrambi puntavano (l’autodifesa e lo street fighting, Lee in particolare rifiutava il confronto sportivo come fine), e per lo sviluppo di sistemi di arti marziali ibride nel mondo durante il XX secolo. Nel 2004 il presidente dell’UFC Dana White avrebbe addirittura definito Bruce Lee il “padre delle arti marziali miste”, affermando: “se fate caso al modo in cui Bruce Lee si allenava, il modo in cui combatteva, e le varie cose che scrisse, egli disse che lo stile perfetto era il non avere stile. Si deve prendere un po’ di qualcosa da tutto. Si prendono le cose buone da ogni differente disciplina, si impiega quel che funziona e getti via il resto”.[12]

Comunque, il movimento che portò definitivamente alla creazione delle attuali scene di arti marziali miste americane e giapponesi scaturisce da due sotto-culture interconnesse e da due stili di lotta, chiamati brazilian jiu-jitsu e shootfighting. I primi emersero negli incontri di vale tudo in Brasile, seguiti poi dagli spettacoli shooto in Giappone.

Verso il moderno sport

Cronologia degli eventi principali
Antica Grecia – Pankration
Tardo XIX secolo – arti marziali ibride
Anni ’80 XIX secolo – primi NHB e incontri di stili misti
Primi del XX secolo – incontri merikan
Anni ’20 – primi Vale Tudo e il Gracie Challenge
Anni ’60 e ’70 – Bruce Lee e il Jeet Kune Do
Anni ’70 – Antonio Inoki e l’Ishu Kakutōgi Sen
1985 – Shooto
1989 – Primo evento professionistico di shooto
1991 – Primo Desafio incontro ufficiale BJJ vs. Luta Livre)
1993 – torneo del Pancrase
1993 – torneo dell’UFC
1995-2000 – valetudo internazionale (WVCVTJIVCUVF ecc.)
1997–2007 – era del PRIDE FC e dell’UFC
2000 – il New Jersey SACB stila le regole unificate
2001 – Zuffa compra l’UFC
2005 – debutta il The Ultimate Fighter
2005 – l’Esercito degli Stati Uniti include le MMA nei programmi di allenamento
2006–oggi – dominio dell’UFC e crescita internazionale
2006 – Zuffa compra il WFA e il WEC
2006 – l’UFC 66 genera oltre un milione di vendite PPV
2007 – Zuffa compra il PRIDE FC
2008 – l’EliteXC: Primetime ottiene oltre 6.5 telespettatori su CBS
2009 – lo Strikeforce indice lo 1st major card con evento principale femminile
2011 – il WEC si fonde con l’UFC
2011 – Zuffa compra la Strikeforce

La pratica del vale tudo iniziò negli anni ’20 del XX secolo e divenne famosa con la “disfida dei Gracie” (o Gracie challenge) istituita da Carlos Gracie ed Hélio Gracie, poi portata avanti dai loro discendenti. I tornei di vale tudo erano combattimenti liberi e molto cruenti, il termine in portoghese infatti significa “vale tutto” e il regolamento era molto minimale vietando solo morsi, graffi e dita negli occhi. In questo tipo di competizione, a far da padroni erano due scuole differenti, la scuola di ju-jitsu dei Gracie, per l’appunto, e quella di Luta livre[13] (che non è la lotta libera olimpica (detta luta estilo livre in Brasile ma una pratica analoga al catch wrestling americano sviluppatosi in maniera autonoma). Il Brazilian Jiu Jitsu divenne rapidamente popolare per la sua efficacia dato che i membri della famiglia Gracie si imposero spesso in questi tornei. Hélio divenne la figura principale di riferimento, essendo il capo della scuola ed il maggiore esperto nella famiglia.

Negli anni ’90 suo nipote Rorion Gracie emigrò in America dove aprì le prime scuole di Jiu Jitsu brasiliano negli Stati Uniti. Forte della popolarità nell’ambito del combattimento sportivo guadagnatasi, nel 1993 Rorion organizzò lo Ultimate Fighting Championship o UFC, seguendo le regole che già erano del valetudo. Esso tramandava lo spirito del Gracie Challenge e la prima edizione si tenne il 12 novembre 1993. Esso nacque come torneo a otto partecipanti, senza limiti di peso o tempo, con pochissime regole (niente dita negli occhi, niente morsi, i colpi ai genitali erano solo multati, si potevano liberamente dare testate e colpi ad avversari finiti a terra ecc.) e con l’intento di mettere a confronto maestri delle varie discipline per dimostrare chi era il pù forte e quale fosse, in teoria, “l’arte marziale finale”. I primi tornei procedevano per eliminazione diretta e chi si aggiudicava la finale vinceva ben 50,000 $. Suo fratello Royce Gracie si distinse vincendo tre delle prime quattro competizioni, sconfiggendo nella prima ben tre sfidanti in meno di cinque minuti totali[14] La famiglia Gracie divenne così una figura chiave nel circuito delle MMA e Royce con le sue vittorie diede visibilità internazionale a questa competizione, al Brazilian Jiu Jitsu e al regolamento vale tudo.[15][16].

In Giappone, invece, match di pro-wrestling basati su incontri interstile, conosciuti come Ishu Kakutōgi Sen (異種格闘技戦, letteralmente “scontri di sport da combattimento eterogenei”) divennero popolari conAntonio Inoki negli anni ’70. Inoki era un allievo del Rikidōzan, ma anche di Karl Gotch che allenò molti lottatori giapponesi nel catch wrestling. Egli promosse incontri detti di Shoot wrestling o Shoot fighting, nei quali si distinsero campioni come Tatsumi Fujinami, Yoshiaki Fujiwara, Satoru Sayama (meglio noto come “Tiger Mask”), Masami Soranaka ed Akira Maeda, fra i più famosi lottatori professionisti giapponesi di quel periodo. Nel 1985 di distinse una vera e propria organizzazione di arti marziali miste detta Shooto, seguita nel 1993 dal torneo Pancrase chiamato così in onore del pancrazio antico ma che in realtà era una derivazione dello shoot wrestling; parallelamente, la diffusione dell’idea di combinare lotta e percussioni influenzò Azuma Takashi, cintura nera di karate kyokushinkai e judo, che contribuì a diffondere l’idea di confrontare e combinare più stili sviluppando negli anni ’80 e ’90 l’arte marziale ibrida nota come daido juku kudo, attingendo anche tecniche e metodi di allenamento da altri sport da combattimento, per poi organizzare incontri analoghi a quelli delle arti marziali miste (ma con alcune differenze come la presenza del gi, di caschi protettivi e di un limite di tempo per la lotta a terra) e incoraggiare i propri allievi a confrontarsi anche in altre discipline e in altri tornei.

I primi tornei di vale tudo in Giappone invece si tennero nel 1994 e nel 1995, sulla scia dell’UFC americano, e vennero vinti entrambi da un altro esponente della famiglia Gracie, Rickson Gracie. Nel 1997, in Giappone, l’interesse per questo sport sfocia infine nella nascita dell’organizzazione di arti marziali miste Pride Fighting Championship, attualmente la principale manifestazione assieme all’UFC.[17]

Il termine “Mixed martial arts” venne invece coniato da Rick Blume, presidente e CEO della Battlecade, un altro torneo organizzato in Nord America dopo i primi UFC, nel 1995.[18]

Regolamentazione: le “unified rules”

Clay Guida e Marcus Aurelio durante l’UFC 74.

Negli anni successivi, le MMA continuarono a diffondersi e svilupparsi, arrivando ad ottenere un interesse mediatico capace di rivaleggiare con la boxe e il pro-wrestling.[19] Anche per questo motivo, dato che i combattimenti potevano risultare troppo cruenti per un pubblico sempre più vasto, oltre che per preservare la salute degli atleti, nella UFC prima e in altre organizzazioni poi si aggiunsero progressivamente regole che limitavano i lottatori rispetto al regolamento vale tudo (che anzi spesso in molti paesi venne ritenuto alle soglie della legalità se non praticato solo in incontri clandestini), pur mantenendo le MMA lo sport da combattimento più libero e flessibile di tutti, fino a giungere agli standard attuali. I vari tornei nati dopo il 1993 erano tutti identici nella sostanza di base, ma introducevano via via piccole differenze nelle regole che li differenziavano fra loro. In quasi tutti gli stati americani per esempio divennero illegali competizioni di sport da combattimento che non presentassero categorie di peso, protezioni minime e limiti di tempo, perciò i tornei di MMA si dovettero adeguare, allontanandosi dal formato che era stato voluto dai Gracie per i primi UFC.

Nell’aprile del 2000, la California State Athletic Commission, votò all’unanimità per una serie di regolamentazioni che divennero poi la base per le Regole Unificate delle Arti Marziali Miste (Unified Rules of Mixed Martial Arts). Tuttavia quando la legislazione fu sottoposta ad analisi giuridica, si determinò che lo sport era al di fuori della giurisdizione della CSAC, rendendo il voto superfluo.[20] Nel settembre del 2000, la New Jersey State Athletic Control Board iniziò a consentire che si svolgessero incontri nel New Jersey. L’intento era di osservarli direttamente per raccogliere informazioni sufficienti a stabilire un comprensivo set di regole per regolamentare effettivamente lo sport. Il 3 aprile 2001, la NJSACB ordinò un meeting per discutere di ciò nel tentativo di unire le miriadi di regolamentazioni che sono state utilizzate negli anni dalle differenti organizzazioni di arti marziali miste. Le già proposte regole unificate vennero accolte dal NJSACB, diversi altri corpi regolamentativi, numerosi promotori di eventi di arti marziali miste e altre fazioni interessate nel circuito. Alla conclusione del meeting, tutte le parti si accordarono su di un set unificato di regole per governare lo sport delle mixed martial arts.[20]Le regole adottate dal NJSACB sono diventate de facto il set standard di regole per incontri professionistici di arti marziali miste in Nord America. Nel 2009, una mozione fu effettuata all’annuale incontro della Association of Boxing Commissions per adottare queste regole sotto il nome di “Unified Rules of Mixed Martial Arts”. La mozione passò all’unanimità.[21]

Al giorno d’oggi, quindi, parlare di MMA significa specificatamente parlare delle unified rules e di ogni torneo, gara o incontro combattuto secondo le sue specifiche (con minime variazioni).

Crescita mediatica

Lo sport ha raggiunto un nuovo picco di popolarità nel dicembre del 2006 in Nord America durante l’UFC 66 nel combattimento fra l’allora campione dei pesi mediomassimi Chuck Liddell e il precedente campione Tito Ortiz, rivaleggiando le vendite PPV di alcuni dei più grandi incontri di arti marziali miste di sempre,[22] e aiutando la PPV dell’UFC del 2006 a sorpassare quelle di qualsiasi altra promozione PPV nella storia,

Nel 2007, la Zuffa, promotore dei marchi UFC MMA promotion, comprò il brand rivale giapponese Pride FC, fondendo i lottatori sotto contratto in un’unica organizzazione[23] e tracciando paragoni con i consolidamenti avvenuti in altri sport, come la fusione fra AFL e NFL avvenuta nel football americano.[24]

Da quando c’è stata l’esplosione dell’UFC nei media mainstream nel 2006 e dopo la fusione nel 2007 con il Pride e il conseguente acquisto del WEC, poche compagnie hanno presentato competizione.[25]

Tuttavia numerose organizzazioni hanno promosso spettacoli significativi nel rivaleggiare con l’UFC, tra queste vi erano StrikeforceBellatorDreamIFL ed EliteXC.

Il 30 aprile 2011, a Toronto, OntarioCanada l’UFC stabilì un nuovo record di pubblico con l’UFC 129 portando 55,724 spettatori al Rogers Centre, l’evento segnò anche il record di incasso nelle MMA che è ammontato a $ 12,075,000[26], il più alto ingaggio a Toronto per qualsiasi evento. L’UFC 129 potrebbe detenere anche il record per l’intero Canada, tuttavia non sono contati gli introiti per le Olimpiadi invernali del 2010.[27]

Sviluppo dei combattimenti

Come risultato dell’incrementato numero di praticanti, campi di allenamento organizzati, diffusione di informazioni e moderna chinesiologia, la comprensione dell’efficacia in combattimento di differenti strategie è stata notevolmente aumentata. Il commentatore UFC Joe Rogan affermò che le arti marziali si sono evolute di più negli anni successivi al 1993 che nei 700 anni precedenti.[28]

L’alto profilo delle moderne promozioni di MMA come l’UFC e il Pride hanno stimolato uno sviluppo accelerato di questo sport. I primi anni ’90 videro una larga varietà di stili tradizionali competere negli incontri.[29] Ad ogni modo, le prime edizioni videro differenti livelli di successo fra le varie discipline. Le arti marziali miste quindi fin dai primi tornei di UFC hanno dato la scintilla ad una generale evoluzione negli stili dei combattento: quando vennero indetti, infatti, il panorama mondiale delle arti marziali venne scosso dalla messa in luce di tattiche, strategie e impostazioni che localmente erano già diffuse da tanto tempo (soprattutto nei vale tudo) ma che internazionalmente erano ancora terreno fertile di scoperta, studio e applicazione. La ribalta delle arti marziali miste provocò l’evoluzione dei metodi di allenamento e degli stili di combattimento di atleti e marzialisti che volevano confrontarsi in questi tornei aperti, facendo emergere soprattutto la necessità di imparare tipologie diverse di confronto.

L’esito dei primi tornei dell’UFC faceva sembrar sì che la maggior parte dei combattimenti venissero risolti nella lotta a terra, il che metteva in svantaggio i praticanti di arti basate principalmente sulle percussioni (detti “strikers”) nei confronti di coloro che si specializzavano nella lotta a terra (detti “grapplers”). I membri della famiglia Gracie, particolari specialisti di questo tipo di combattimento e già da decenni esperti interpreti del formato del vale tudo (come lo erano i primi UFC) e dell’incrociare stili diversi, non ebbero difficoltà ad imporsi rapidamente contro avversari praticanti di una sola disciplina pura e che spesso non avevano esperienza nell’affrontare un avversario esperto in prese e leve, quando non ignoravano letteralmente cosa aspettarsi e quali risposte dare a simili iniziative.[30][31][32][33][34]

Due lottatori impegnati in una fase di grapplingdurante un incontro di MMA.

Successivamente furono i praticanti americani di lotta olimpica a dominare, essi sfruttavano la loro superiorità nella lotta in piedi e l’eccellente preparazione atletica per atterrare l’avversario, bloccarlo al suolo e da lì costringerlo alla resa anche solo mettendolo KO semplicemente scaricando pugni da una posizione di netto vantaggio (un metodo detto “ground and pownd”, ovvero “atterralo e colpiscilo”). Wrestlers come Dan SevernDon Frye e Mark Coleman furono fra i pionieri nell’UFC di questa tattica. I lottatori olimpici vinsero il maggior numero di tornei UFC senza regole (1-12), conquistando ben sei edizioni delle dodici totali. Nei tornei giapponesi invece ottenevano abbastanza successo gli shoot wrestlers che offrivano una buona combinazione di tecniche di lotta libera e di catch wrestling. Divenne quindi importante per un combattente versatile ed efficiente lo studio della lotta ed in particolare di uno stile che contemplasse tecniche di sottomissione. Il rilievo che ebbe nei tornei di MMA ha addirittura contribuito a codificare una nuova disciplina sportiva internazionale (ora riconosciuto dalla Federazione Internazionale delle Lotte Associate) detta semplicemente submission wrestling osubmission grappling che non ammette techniche pugilistiche o di calci ma che permette le tecniche di lotta e le techniche di sottomissione usate nelle arti marziali miste, senza l’utilizzo del gi.

Alla fine degli anni novanta gli “strikers” impararono a prevenire l’atterramento e divennero più esperti nella lotta a terra, ruscendo più spesso a continuare a combattere in piedi.[34] La palestra Chute Boxe in Brasile produsse molti campioni che si imposero adattando le tecniche di muay thai alla realta’ del combattimento stile MMA. Esempi degli atleti di chute boxe sono Wanderlei Silva ed Anderson Silva. In contrapposizione al ground and pound si diffuse anche lo “sprawl and brawl” (ovvero “stai in piedi ed azzuffati”). Lo studio di tecniche di percussione, sia sulla distanza lunga (semplici calci e pugni) sia soprattutto su quella corta (gomiti e ginocchiate, in particolare in fase di contatto detta clinching) riacquistò così notevole importanza, anche se in alcuni tornei risultò minore poiché il regolamento proibiva in parte o del tutto le tecniche più pericolose come le gomitate o i calci a terra.

Per questi motivi, se all’inizio nei tornei di MMA si confrontavano rappresentanti di singole scuole con le loro proprie metodologie ed impostazioni (spesso adattate ad un tipo di confronto che prevedeva regole, obiettivi e necessità differenti), al giorno d’oggi chi si cimenta nelle arti marziali miste è quasi sempre indotto o tenuto a studiare differenti discipline, sia per eseguire al meglio nello scambio di colpi, sia per padroneggiare appieno le fasi di lotta. Questa pratica viene detta “cross-training”, cioè allenamento incrociato, ad indicare che un atleta pratica contemporaneamente più sport da combattimento dai quali attinge quel bagagliaio di tecniche ed esperienza specifico per confrontarsi nelle modalità espresse delle MMA. Soprattutto dopo l’avvento del XXI secolo si sono inoltre diffusi corsi sportivi specifici di MMA, nei quali cioè non si studiano separatamente vari settori (es. percussioni con guantoni, percussioni a mani nude, lotta in piedi, lotta a terra ecc.) ma l’allenamento prevede direttamente lo studio e la pratica del tipo di incontro che si verifica nelle MMA, e quindi una fase pugilistica con guantini, una fase di contatto e una di lotta al suolo in cui è previsto lo scambio di colpi; il tutto secondo uno stile oramai a sè stante, diverso quindi da quello che può avere chi compete specificatamente per incontri di una particolare specialità.[1]

A partire dagli ultimi anni ’90 sia gli strikers che i grapplers hanno avuto successo nelle MMA anche se al giorno d’oggi è raro vedere un combattente non allenato sia nelle percussioni che nella lotta raggiungere alti livelli di competizione. In genere le discipline più allenate[35] per studiare i vari aspetti del combattimento sono boxetaekwondobrazilian jiu-jitsu[36]judo[37] kyokushinkai[38][39][40]kickboxinglotta olimpica[41]muay thaisambosanda[42]submission grappling[43].

Nel novembre 2005, il riconoscimento dell’efficacia delle arti marziali miste come pratica sportiva da combattimento arrivò quando l’Esercito degli Stati Uniti la inserì all’interno dei primi annuali tornei intramilitari dell’Army Combatives Championships organizzati dalla US Army Combatives School.[44]

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