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Esercizi di base

Per far si che la nostra reazione alla vista del coltello risulti il più naturale possibile dovremo memorizzare alcune nozioni che possiamo riassumere in tre aspetti:

  1. tempo di reazione
  2. espressione del viso
  3. posizione esatta delle mani

Queste fasi vanno amalgamate tra loro in modo che ne che consegua un unico movimento fluido e naturale.
Per facilitare la spiegazione degli esercizi chiameremo “A” chi farà la parte dell’aggressore e “D” chi dovrà esercitarsi a difendersi.


1° esercizio;

Ci si mette a coppie uno di fronte all’altro alla distanza di due o tre passi, “A” che impugna il coltello tenendolo nascosto dietro la schiena, avanza verso “D” e a distanza ravvicinata gli punta l’arma all’altezza della gola senza appoggiarla. La reazione di “D” sarà la seguente: sollevare subito le mani facendo attenzione che il movimento non risulti brusco (1-tempo di reazione), il viso deve esprimere un insieme di paura e stupore, quindi occhi spalancati, bocca socchiusa, mento cadente, labbra tremolanti (2-espressione del viso), i palmi saranno rivolti verso “A” all’altezza del proprio viso, i pollici rivolti verso le proprie guance alla distanza tra

loro di 50 cm circa e leggermente avanzate rispetto le proprie spalle (3-posizione esatta delle mani). A questo punto “A” riprenderà la sua posizione iniziale per ripetere l’aggressione, l’esercizio si prova per tre o quattro volte poi si scambiano le mansioni, il tutto va provato e riprovato più volte. Dapprima queste fasi vanno eseguite
a velocità rallentata ed il nostro compagno (“A”) ci deve correggere gli eventuali errori di esecuzione, ad esempio le mani troppo vicine all’arma o una reazione troppo brusca. Per l’espressione del viso sarebbe un buon esercizio provare davanti allo specchio.

Attenzione, a volte durante questa fase dall’allenamento si corre il rischio di cadere nella monotonia e quindi di commettere piccoli errori che però all’occhio dell’aggressore risultano come segnali d’allarme; come avvicinare con piccoli movimenti le mani all’arma (l’aggressore potrebbe cambiare posizione) oppure lasciare le mani abbassate quando ci viene puntato il coltello per poi alzarle in ritardo con un movimento troppo rapido (in questo caso l’aggressore potrebbe immaginare un tentativo di reazione e diventare più aggressivo o addirittura reagire utilizzando l’arma che impugna), indietreggiare continuamente, o continuare a guardare  il coltello.

2° esercizio:

 La situazione rimane invariata ma “A” avanzando dovrà puntare il coltello all’addome. Il tempo di reazione e l’espressione del viso sono uguali, la posizione esatta delle mani sarà a metà busto, i palmi sono posti quasi a guardarsi  tra loro, i pollici verso l’alto e la distanza delle mani di circa 65 cm tra loro, le braccia risultano in posizione parallela al terreno.


Quando anche la reazione a questa seconda posizione diventerà abbastanza naturale, si può passare alla fase successiva.

3° esercizio:

A questo punto “A” dovrà alternare a proprio piacimento la posizione del coltello nell’atto di aggredire e controllare che “D” assuma la posizione corretta nella propria reazione. In questa terza fase “A” può cominciare ad inveire e minacciare verbalmente cosi da rendere più reale l’aggressione e creare confusione nella reazione di “D”. Il tempo di reazione pur essendo controllato non dovrà superare i due secondi, oltre questo lasso di tempo ogni movimento delle mani viene percepito come una minaccia.


Tutto questo è essenziale apprenderlo all’inizio senza  conoscere niente della tecnica, proprio perché altrimenti si correrebbe il rischio di tralasciare alcuni piccoli movimenti importantissimi che sono la “base” di questo metodo.

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